La fase della sopravvivenza è finita, aveva detto solamente due giorni fa. Aggiungendo, con inaspettata cadenza siciliana, contagiato da uno dei membri del suo team: ora è il momento di “cafuddare”. Tradotto in volgare italiano, di darsi da fare, di esprimere il livello di tennis di cui è capace. Beh, Flavio Cobolli non ha perso tempo e oggi pomeriggio, sul campo numero 1 di Wimbledon, ha mostrato a tutti qual è il livello che può raggiungere, battendo in tre set (7-5, 7-6, 6-3) in poco più di due ore e mezza di gioco, con una partita praticamente perfetta, l’australiano Alex de Minaur, numero sei del mondo, un giocatore noto per non riuscire mai a raggiungere le vette più alte, quelle che spettano agli intoccabili, ai numeri uno, ma anche per perdere raramente contro avversari di caratura inferiore. E’ il cosiddetto giocatore asticella. Batterlo, tra l’altro dominandolo in uno dei suoi fondamentali, il lungo scambio dalla linea di fondo, significa molto, soprattutto in prospettiva futura.
“Penso di aver disputato il mio migliore match sull’erba, mi piace molto giocare qui a Wimbledon”. Tre anni fa aveva detto di odiarla, ma era solo un ragazzo un po’ sprovveduto e alle prime armi. Ora sembra quasi diventata il suo giardino di casa. Non è un reato cambiare idea. “Nessuno si aspettava la mia vittoria, è vero, ma giocare da sfavorito mi dà la carica. Forse oggi qualcuno si sarà pentito”, racconta il tennista romano con il consueto candore. “Ci tengo a dirlo, Alex è un giocatore stratosferico, ho enorme rispetto per lui. Batterlo mi ha fornito molte risposte e forse ne darà qualcuna anche ai miei avversari”. Il messaggio sembra chiaro. Nessuno può più permettersi di sottovalutare Flavio Cobolli.













