Da un lato le carte giudiziarie, che delineano un intreccio di favoritismi, fondi pubblici e giovani donne trattate come pedine; dall’altro la reazione furibonda del collaboratore di Riccardo Gallo che si dice vittima di una macchina del fango.

L’inchiesta “Corte dei Miracoli”, coordinata dai pm di Caltanissetta e dalla Squadra Mobile nissena, investe il cuore di Forza Italia nell’Agrigentino e punta i riflettori anche su Livio Facciponte, fotografo e coordinatore cittadino di Forza Italia Giovani a Canicattì che nell'inchiesta non risulta comunque tra le persone indagate.

Facciponte viene dipinto dagli inquirenti come “una vera e propria pedina operativa” al servizio del deputato regionale Riccardo Gallo. Un quadro accusatorio che lo descrive addirittura e senza troppe metafore come il “recruiter” personale del politico agrigentino. Il diretto interessato, però, respinge ogni addebito e passa al contrattacco con un video sui social.

Le contestazioni sono relative alle consulenze fittizie al Cefpas e ai “servizi di accompagnamento”. Secondo l’accusa dei pm nisseni infatti, il meccanismo illecito prevedeva che Facciponte individuasse ragazze disponibili ad accompagnare Gallo nei suoi impegni, con compensi coperti da denaro pubblico. Lo schema, stando agli atti, si reggeva su consulenze fittizie al Cefpas, per importi fino a 10 mila euro, senza alcun reale obbligo lavorativo. L’unica prestazione pretesa sarebbe stata fornire “servizi di accompagnamento” funzionali alle esigenze personali del deputato. Nelle carte non è specificato ma l'ipotesi - che resta ipotesi - è esattamente quella che chi legge immagina.