Come a Roma, anche a Parigi Adriano Panatta che nel 1976 si aggiudicò uno dietro l'altro i due massimi tornei sulla terra rossa, premierà il vincitore. E dopo Jannik Sinner al Foro Italico, spera di premiare Flavio Cobolli al Roland Garros.Adriano, se la sente di dirci se è stato più contento a Roma o sarebbe più contento oggi a Parigi nel premiare un italiano?
«Tutti pensavano che dopo 50 anni, anche a Parigi avrei premiato Sinner - che è un fuoriclasse, per carità - ma sono molto contento che ci sia Cobolli. La finale intanto c'è e già così è un risultato non banale. In uno Slam non è mai una passeggiata di salute. E poi, al di là degli infortuni, anche Berrettini e Arnaldi hanno fatto risultati che hanno dato importanza al movimento. Musetti pure è infortunato ma tornerà. Vent'anni fa semifinali o finali di un azzurro al Roland Garros erano risultati eccezionali; oggi non c'è solo Sinner: ci sono i "non Sinner", altri atleti veri, altri "con le palle"». E già la finale conta tantissimo per la crescita di tutto il tennis italiano».Ma il premio lo dà o lo prende, a Parigi, per quello che è stato il suo magnifico tennis?«La lettera di invito dei due direttori del torneo, Gilles Moretton ed Amelie Mauresmo, è stata una delle più belle che abbia mai ricevuto. Mi hanno fatto un grande onore, avevo già premiato dieci anni fa e mi hanno richiamato. Ho giocato il torneo una ventina di volte e ho sempre avuto il tifo a favore, mai un francese del pubblico contro di me. Anche con gli ex giocatori locali ho sempre avuto grande amicizia e stima, ricambiate, sempre avuto un gran rapporto col torneo. Il Centrale? Se giochi col pubblico di Parigi contro un francese so' ca…i, ma anche contro un italiano a Roma ti fanno a pezzi: è normale che sia così. Però quel pubblico sa riconoscere le qualità non solo tennistiche, ma anche personali, e quando ti vede in difficoltà cerca di aiutarti. È un pubblico vivo. Nel Centrale di Wimbledon invece si entra in un contesto molto ecumenico, formale».Cobbo ha quel sorrisetto scanzonato, l'ironia, il modo di fare, anche lei era così romano. Che significa la romanità?«Sta tutto insieme nella domanda: essere un po' dissacranti, con un po' di ironia e di sano cinismo».Lei è uno a metà fra il Berrettini introspettivo e il Cobolli felice?«Non conosco così bene questi ragazzi, con Berrettini ho parlato due volte, con Cobolli quattro. Personalmente, appena nato già mi giravano i co…ni: in campo ero molto concentrato, non scherzavo, pensavo a quello che dovevo fare. Fuori è un'altra cosa: ma non è detto che l'atleta rispecchi l'uomo e viceversa».Lei e Cobolli avete in comune anche il TC Parioli.«Il Parioli è sempre stato il circolo più tennistico d'Italia, insieme al Bonacossa di Milano, due circoli proprio di tennis. Oggi i circoli sono poi evoluti, multidisciplinari: hanno messo dentro il padel, la danza, le palestre. Una volta esistevano solo i circoli coi campi da tennis e la piscina casomai, per la gioia dei soci. La missione era il tennis e i suoi giocatori».Che legame c'è ancora fra quel suo tennis e questo?«Le uniche cose che sono rimaste uguali sono le dimensioni del campo e l'altezza della rete. E basta. È cambiato tutto: le superfici, gli attrezzi, gli allenamenti, il tipo di gioco, i tetti non tetti, i teloni non teloni. Ma è normale che sia così, non è una critica. Anzi, beati loro».Ma rimane l'indicazione: "Divertiti" di papà Cobolli al figlio. È davvero possibile in una finale Slam?«Spero anch'io che Flavio si diverta: è un modo di dire, come esortare alla leggerezza, non stare ossessionato perché ti giochi uno Slam. Questo intendeva dire: sei arrivato a un risultato eccezionale, non hai nulla da perdere, giochi contro uno che è 3 del mondo e tutti lo danno nettamente favorito, meglio di così non puoi andare in campo, poi lotterai anche per vincere. Lo fa anche per smorzare la tensione, una finale Slam è una finale Slam».La rinuncia di Arnaldi, il via libera senza giocare, carica o scarica?«Sinceramente non lo so, ho una pessima memoria, ma penso che non mi sia mai successa una cosa del genere. Forse un primo turno ma non in una semifinale Slam».Che cosa la colpisce di Cobolli come persona e come atleta?«È un bravo figlio, si vede dal sorriso spontaneo, buono, in campo è un po' gradasso, ha tutti i pregi e i difetti di un buon italiano. Ha un grande fisico, il fatto che abbia giocato a calcio nelle giovanili della Roma significa che ha gamba da calciatore che non è poco, è un grande vantaggio, si muove bene, è molto forte nella parte inferiore. Come tennis gioca bene un po' tutto, ha ancora margini di miglioramento in tutti i colpi. Quattro anni fa passò col padre a Treviso, che mi chiamò e mi disse: "Ci salutiamo, così dai uno sguardo anche a Flavio". Io vidi subito che aveva grandi possibilità e gli dissi: "Posso dirti solo una cosa, se decidi dentro di te di diventare un tennista professionista, diventi molto molto forte, ma devi deciderlo tu". Lo vedevo molto esuberante, meno professionale di adesso, evidentemente ha capito che c'è un solo modo per diventare giocatore, allenarsi, fare le cose per bene, quello che si fa».Che ne pensa il romano de Roma Panatta, di Roma caput sport per organizzare l'Olimpiade estiva 2036 o 2040?«Ricordo perfettamente l'Olimpiade del 1960 e tutti i lavori che facevamo quando fu abbattuto lo stadio Torino, dove dopo ci hanno fatto lo stadio Flaminio: mio nonno Pasquale era custode lì. Hanno dimezzato il Parioli dove giocavo io e l'hanno portato a Forte Antenne, la via Olimpica ancora ci sta. Roma cambiò grazie ai Giochi. I baraccati del Dopoguerra che stavano vicino a dove oggi ci sta il bowling furono sfrattati dal Comune di Roma che costruì le case popolari e creò il Villaggio Olimpico. Il progetto Parco del Foro Italico già c'è, lo Stadio Olimpico pure e tutte le altre strutture di più sport, volendo si possono fare grandi cose. Di certo, dopo l'Olimpiade del 1960 Roma cambiò tanto, si vedevano le migliorie».Roma è favorita nella tradizione sportiva anche per il clima, la posizione geografia al centro dell'Italia.«C'è anche tradizione turistica: quante volte negli anni passati dicevamo che i giocatori venivano al torneo di tennis anche per la bellezza della città? Roma ha tutto per diventare la capitale anche dello sport».Ma torniamo a Cobolli: oggi vince la finale del Roland Garros se…?«Se la partita diventa una rissa, sanguigna e sanguinolenta, allora può vincere. Sulla lotta è più adatto di Zverev. Se dovessi essere coinvolto con una rissa nel peggiore bar di Caracas vorrei accanto a me Cobolli e non Zverev. Lo vedo più adatto alla situazione, Flavio».













