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Adriano Panatta

Gli applausi di Parigi mi hanno emozionato come se fossi ancora nel mezzo di una partita. Ho consegnato la coppa a Zverev, gli ho detto «benvenuto nel Club», ho abbracciato Cobolli. E adesso dico a tutti i nostri tennisti: questo trofeo bisogna coglierlo quanto prima. Dateci dentro

L'ha giocata bene, Flavio Cobolli, questa sua prima finale. L'amarezza gli resterà dentro, il conto delle occasioni create e poi smarrite gli farà compagnia prima di addormentarsi, ma ha fatto quello che doveva, e forse è una magra consolazione, ma offre qualche certezza che di sicuro prima non c'era. Quella di valere il livello che ha saputo raggiungere, in campo e anche in classifica.

È il numero dieci, oggi gli sarà ufficializzato, e da dieci ha giocato. E anche la sicurezza di potersi misurare alla pari con i più forti. Zverev è tra questi, terzo nel ranking, e Cobolli è riuscito a trascinarlo al quinto set. Fosse stata la terza o la quarta finale, ci sarebbe stato qualcosa in più su cui recriminare, ma Flavio ha affrontato il primo grande traguardo della carriera, e nessuno può rimproverargli di essere sceso in campo troppo teso.