Finalmente Sasha, finalmente Flavio. Per cinquant'anni il Roland Garros maschile è rimasto una fotografia ingiallita. Da una parte Adriano Panatta che nel 1976 alzava la Coppa dei Moschettieri. Dall'altra generazioni di tennisti italiani impegnati a inseguire quella immagine. Ieri, domenica 7 giugno 2026, sul Philippe Chatrier, quella fotografia è tornata improvvisamente attuale. Non perché Flavio Cobolli sia riuscito a vincere il torneo, ma perché per due settimane ha restituito al tennis azzurro qualcosa che andava oltre il risultato: il gusto dell'impresa, della italianità tennistica, del cuore che sfida la logica, del romanticismo che diventa sport.A vincere è stato Alexander Zverev: 6-1, 4-6, 6-4, 6-7, 6-1 il risultato sul campo. Finalmente, appunto. Dopo tre finali Slam perdute, dopo anni trascorsi a sentirsi ripetere di essere il più forte giocatore senza un Major, il tedesco ha conquistato il suo primo Slam battendo Cobolli in cinque set e completando una rincorsa che sembrava destinata a rimanere incompiuta. È una vittoria che va oltre il singolo torneo. Zverev è il simbolo di una generazione rimasta schiacciata tra due ere. Prima i Fab Four — Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray — poi il nuovo duopolio formato da Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. In mezzo, lui, Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas e gli altri ragazzi della cosiddetta Generazione Z, abbastanza forti da vincere quasi tutto, ma spesso non abbastanza da diventare i dominatori del proprio tempo, il loro. Quest'anno il destino ha aperto una finestra. Alcaraz assente per infortunio, Sinner eliminato dal malore contro Cerúndolo quando il torneo sembrava già nelle sue mani. Zverev ha avuto il merito più difficile: riconoscere l'occasione e non lasciarsela sfuggire. Lo ha fatto con la resilienza che gli è sempre stata riconosciuta, convivendo da anni con il diabete di tipo 1 e con un carico di delusioni che avrebbe scoraggiato molti altri.Ma il Roland Garros 2026 non è soltanto la storia di Zverev. È anche la storia di Cobolli. Cinquant'anni dopo il trionfo di Panatta, proprio Panatta era sul campo a celebrare i finalisti, omaggiato dal torneo con un video e con la consegna della Coppa dei Moschettieri. Un passaggio di testimone ideale. Flavio non ha vinto, ma ha mostrato qualcosa che il tennis italiano non vedeva da tempo sulla terra parigina: personalità, fantasia, capacità di accendere il pubblico. Per certi aspetti, senza voler forzare paragoni impossibili, c'è in lui qualcosa della leggerezza e dell'istinto che resero Panatta un personaggio unico. Non il tennis delle percentuali, ma quello delle emozioni. La sua finale non deve diventare un punto di arrivo. Anzi. La storia del tennis è piena di grandi giocatori capaci di raggiungere una finale Slam senza poi riuscire a vincerla. Il rischio sarebbe considerare Parigi come il coronamento di una carriera. L'impressione, invece, è che Cobolli abbia ancora margini importanti di crescita. A 24 anni può leggere questa sconfitta come l'inizio di qualcosa e non come il suo apice.Del resto il vero vincitore del Roland Garros 2026, oltre a Zverev, è il movimento italiano. Perché dietro Cobolli ci sono la semifinale di Matteo Arnaldi, il ritorno ai quarti di Matteo Berrettini, le semifinali nel doppio di Simone Bolelli e Andrea Vavassori, il titolo nel misto conquistato da Vavassori e Sara Errani. E sullo sfondo resta naturalmente Sinner, numero uno del mondo nonostante l'uscita prematura. È la dimostrazione che il tennis italiano non dipende da un solo fenomeno. Sinner è il vertice di una piramide che oggi appare più larga e solida che mai.E adesso arriva Wimbledon. Alcaraz resta un'incognita fisica, Sinner dovrà recuperare dopo il malore di Parigi, Zverev arriva con una fiducia completamente nuova e Cobolli con la consapevolezza di poter stare nei grandi palcoscenici. Forse il torneo londinese non avrà un favorito assoluto. E forse è proprio questa la notizia migliore. Perché se il Roland Garros 2026 ci ha insegnato qualcosa è che il tennis resta comunque imprevedibile. E quando lo è, spesso diventa anche più bello.
Finalmente Zverev, nel suo giorno della perseveranza
Sasha rompe l'incantesimo: vince il Roland Garros e non è più "l'incompiuto". Ma Parigi parla italiano: Cobolli gioca una partita straordinaria tanto da raccogliere idealmente l'eredità di Panatta










