Un romano è in finale al Roland Garros di Parigi, 50 anni dopo Adriano Panatta. Anche se Flavio Cobolli la semifinale non la gioca nemmeno, dopo un altro odioso graffio del destino ai derby italiani che sbandierano a Parigi il sistema tennistico leader del mondo.Dopo il ritiro nei quarti di finale di Matteo Berrettini dopo un set e mezzo, per l’ennesimo infortunio, c’è la rinuncia per un virus intestinale di Matteo Arnaldi a poche ore dalla storica semifinale Slam tutta azzurra. Che lascia via libera, senza giocare, all’amico Flavio Cobolli verso la finale di domani contro Sascha Zverev.

Un primo traguardo Major al quale il 24enne romano de’ Roma arriva, come dice lui, con un misto di sensazioni, alla conferenza stampa che fa, curiosamente accanto all’amico italiano che frequenta dai campionati nazionali under 10-11 anni: «Da una parte sono felice, anche perché sono entrato virtualmente fra i top ten - 10° italiano di sempre -, quando l’ho saputo mi sono abbracciato con la squadra e stasera si festeggia solo quello. Dall’altra parte, sono davvero triste per Matteo, quando è venuto ad avvisarmi mi è venuto quasi da piangere, pensando al cammino che ha fatto e come si sente. E’ qualcosa che non t’aspetti, ero pronto a giocare».LA SESTA VOLTAE’ la sesta finale ATP di “Cobbo”, la terza del 2026 dopo Acapulco e Monaco di Baviera, la terza italiana era Open al Roland Garros, dopo quelle di Adriano Panatta nel 1976 (campione contro Solomon) e Jannik Sinner lo scorso anno (sconfitto da Alcaraz mancando 3 match point).I precedenti Cobolli-Zverev dicono 3-1 per il tedesco, 3 del mondo: al Roland Garros e ad Halle nel 2025, a Madrid quest’anno, quando però l’allievo di papà Stefano s’è imposto a Monaco, a casa di Sascha. Uno dei più grandi amici sul circuito.Il giocatore con più finali Slam (3) senza finora alcun urrà, che, curiosamente, ha perso le sue ultime sei partite sul circuito sempre contro gli italiani, l’ultimo Luciano Darderi, a Roma. Ma in questo Roland Garros delle stranezze ci sta anche la prima semifinale maschile non disputata per infortunio, fra le 7 della storia Slam.Da parte sua, “Arnaldino”, il ragazzo di Sanremo che ha cominciato il Roland Garros da 104 del mondo e lo lascia virtualmente da 34, guarito dai problemi al piede e dal mal di fiducia, può solo ripartire rinfrancato da questa magnifica esperienza, con all’occhiello l’indimenticabile rimonta su Tiafoe e l’insperabile semifinale Slam.Infatti, anche in un momento così triste, non abbandona il sorrisetto positivo, di chi è felice di esserci e vive con serenità anche le difficoltà: «È dura essere qui, non era quello che volevo fare ma ieri sera ho iniziato a sentirmi poco bene. Fino alla fine dell’allenamento non avevo problemi, ma dopo cena lo stomaco ha iniziato a darmi fastidio e quando mi sono svegliato all'una ho vomitato, poi ho provato a dormire ma non ci sono riuscito e alle 6 o alle 7 ho vomitato ancora, peggio di prima. Abbiamo chiamato il dottore in camera, è venuto e mi ha dato qualcosa e speravo di poter mangiare qualcosa durante la giornata ma non ci sono riuscito perché ho continuato ad andare in bagno. Ritirarsi alla prima semifinale Slam è un qualcosa che non auguro a nessuno».JELLA ITALICAIl tennis italiano vuole essere diverso, e quindi svicola dagli stereotipi di campioni dello sport tradizionalmente geniali, contraddittori, eccessivi e terribilmente discontinui, e anche da dirigenti magari, altrove, imprecisi.Proponendo proprio con Cobolli ed Arnaldi due protagonisti di seconda fascia, dietro il numero 1 del mondo, Jannik Sinner, e gli ex top ten Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini. Il calciatore strappato alla Roma e il ragazzo di gomma emulo di Djokovic sono i figli legittimi del sistema sportivo alternativo creato da Angelo Binaghi dal 2000 con la sua FITP, una vera e propria azienda che il mondo ci invidia, poggiando le fondamenta su conoscenza, lavoro, organizzazione, perseveranza, esempi. E l’equazione più faticosa, che non prevede la soluzione con una vincita al Superenalotto, ma declama: sacrifici uguale successo.Epperò, dopo il black out di Sinner sul 6-3 6-2 5-1, dopo i nuovi guai alla caviglia di Jasmine Paolini, dopo l’ennesimo problema fisico di Berrettini, dopo la storta di Simone Bolelli in doppio (perso in semifinale con Vavassori) e ora dopo questa rinuncia di Arnaldi, il maratoneta-record Slam, con di 19 ore e 42 minuti in 6 partite, i luoghi comuni sulla jella e l’invidia rispunteranno legittimamente fuori. E riempiranno i chiacchiericci sempre più tennistici di quest’estate ancora senza Italia ai Mondiali di calcio.