Giorgio Merlo
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Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Roberto Gualtieri durante festeggiamenti per la vittoria del No al referendum sulla magistratura. Roma, Lunedì 23 Marzo 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Roberto Gualtieri qt the celebrations for the victory of the “No” vote in the referendum on the judiciary Rome Monday March 23 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)
Lo sappiamo da sempre perché è una costante storica della politica italiana. E il recente voto amministrativo lo ha confermato in modo persino plateale. Detta in termini semplici, il vecchio slogan democristiano conserva una straordinaria modernità e attualità. Ovvero, si continua a “vincere al centro” e, soprattutto, si continua a “governare dal centro”. Due semplici e comprensibili concetti che portano a una precisa conclusione politica e organizzativa. E cioè, senza una presenza politica visibilmente e credibilmente centrista, riformista e moderata, la coalizione di riferimento è destinata ad andare incontro a cocenti sconfitte. Una regola che era quasi statutariamente presente nella lunga e feconda Prima Repubblica a cui, però, la presenza della Democrazia Cristiana era una risposta precisa perché rappresentava una garanzia politica per eccellenza. E anche nella cosiddetta Seconda Repubblica questa regola non è mai passata di moda, al punto che – pur partendo da posizioni populiste o estremiste o massimaliste – “governare dal centro” è sempre stata la stella polare a cui riferirsi concretamente da parte dei vari partiti e i rispettivi schieramenti.










