Roma, 10 giugno 2026 – Nel sistema politico italiano sopravvive una regola non scritta che, a destra, ha mostrato una sorprendente resilienza: “nessun nemico a destra”. Un principio che ha accompagnato l’evoluzione del centrodestra dalla stagione berlusconiana fino all’attuale assetto guidato da Giorgia Meloni, e che oggi riemerge con forza di fronte all’ipotesi di un dialogo, se non di una vera integrazione, con il movimento politico promosso dal generale Roberto Vannacci.
Si tratta di una dinamica tutt’altro che nuova. La storia della destra italiana repubblicana è segnata dalla progressiva inclusione di soggetti inizialmente marginali o percepiti come radicali, in nome della priorità strategica dell’unità. Dal Movimento Sociale ad Alleanza Nazionale, fino all’assorbimento di Fratelli d’Italia nella piena legittimità di governo, il perimetro si è costantemente ampliato. In questa prospettiva, Vannacci rappresenta meno un’anomalia che una possibile nuova tappa.
Una coalizione, diverse culture politiche
Tuttavia, proprio questo meccanismo inclusivo rischia oggi di diventare un fattore di tensione interna. Il centrodestra attuale non è un blocco monolitico, ma una coalizione che tiene insieme culture politiche diverse: sovranismo, conservatorismo nazionale ma anche liberalismo moderato ed europeismo pragmatico. È soprattutto su quest’ultimo asse che si colloca Forza Italia, erede di una tradizione che, pur con ambiguità, ha mantenuto un ancoraggio alle famiglie politiche europee e a una visione integrata con le istituzioni dell’Unione.















