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Domenica 7 giugno si vota in Armenia per le elezioni parlamentari, dopo le quali verrà scelto anche un nuovo governo. Dal 2018 l’Armenia è guidata dal primo ministro Nikol Pashinyan, che ha posizioni filoeuropee e ha progressivamente allontanato il paese dall’influenza russa (l’Armenia ha fatto parte per decenni dell’Unione Sovietica, rendendosi indipendente solo nel 1991). La Russia teme che un nuovo mandato di Pashinyan possa portare l’Armenia ad avvicinarsi ulteriormente all’Unione Europea, e così per mesi ha cercato di condizionare pesantemente la campagna elettorale.
Le strategie adottate dalla Russia per interferire nelle elezioni e favorire i candidati con posizioni filorusse sono diverse. Ha aumentato la pressione economica decidendo di ridurre l’importazione di alcuni beni armeni, tra cui quelli agricoli e gli alcolici, e minacciato di smettere di fornire al paese gas naturale a un prezzo conveniente. Ha progettato un piano per portare a votare molti cittadini armeni che vivono in Russia (non è chiaro poi se sia stato attuato). Soprattutto, ha condotto una campagna di disinformazione sistematica per screditare Pashinyan, insinuando – senza alcuna prova – che sia corrotto e che stia nascondendo una gravissima malattia.












