Roma, 6 giu. (askanews) – L’Armenia si prepara a eleggere il nuovo Parlamento in un clima di grande tensione politica e geopolitica. Le elezioni del 7 giugno, considerate un test cruciale per il primo ministro uscente Nikol Pashinyan, si svolgono mentre il Paese si trova a un bivio storico tra l’avvicinamento all’Unione europea e il mantenimento dei tradizionali legami con la Russia. Incombe sul Caucaso l’ombra della crisi ucraina.

Le prossime elezioni parlamentari in Armenia, difatti, non eleggeranno solamente una nuova Assemblea nazionale, bensì determineranno anche il futuro assetto geopolitico di Erevan. I cittadini armeni si trovano di fronte ad una duplice alternativa: guardare a Ovest, proseguendo il percorso di avvicinamento europeo iniziato dal primo ministro Pashinyan; oppure mantenere fede al legame storico con la Russia del presidente Vladimir Putin e rimanere all’interno dell’Unione economica euroasiatica.

L’inquadramento geopolitico dell’Armenia è stato il focus principale della campagna elettorale, con il primo ministro uscente che ha rappresentato la necessità di aprire l’Armenia al mondo europeo e statunitense, mentre le opposizioni hanno rivendicato la necessità di non allontanarsi dalla sfera di influenza russa. Un’eventualità di cui Mosca ha evidenziato tutte le criticità, con il presidente Putin che è arrivato ad evocare un potenziale nuovo teatro ucraino. Eventualità che, anche l’ex capo dell’intelligence ucraina e oggi braccio destro del presidente Volodymyr Zelensky, Kyrylo Budanov, ha ritenuto “realistica”. “L’Occidente sta cercando di alienarci i nostri alleati, a cominciare dai nostri vicini, come ha fatto con la Georgia e la Moldavia, come sta facendo ora con l’Ucraina e come sta attualmente cercando di fare con l’Armenia, trascinandola in questa stessa logica fallace”, ha rimarcato anche il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.