Gli armeni si preparano a recarsi alle urne domenica per un voto decisivo che plasmerà il futuro del Paese del Caucaso meridionale e dell'intera regione. Il tutto mentre la Russia avverte Erevan del rischio di uno «scenario ucraino» e UE e Stati Uniti si schierano a sostegno della cauta svolta filo-occidentale del primo ministro Nikol Pashinyan, dopo lo storico accordo di pace raggiunto con l'Azerbaigian.
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Gli elettori devono scegliere tra Pashinyan e il suo partito centrista Contratto Civile (Civil Contract), e una frammentata opposizione filo-russa, apertamente sostenuta dal Cremlino.
L'oligarca russo-armeno Samvel Karapetyan – candidato nonostante sia agli arresti domiciliari – guida come figura di spicco il partito Armenia Forte (Strong Armenia), affiancato dall'ex presidente Robert Kocharyan, che ha condotto a sua volta una campagna apertamente filo-moscovita.
Un sondaggio Breavis, pubblicato a pochi giorni dal voto, prevede che gli armeni assegneranno a Pashinyan un mandato netto, con oltre il 60% degli elettori che hanno già deciso. Un risultato che consoliderebbe il riallineamento strategico del Paese del Caucaso meridionale su una traiettoria filo-occidentale, mettendolo su una rotta di collisione con il Cremlino e blindando lo storico accordo di pace con l'Azerbaigian sul Karabakh.











