Yerevan. I comizi politici, infiammati dalle grida contro gli avversari, hanno scandito le serate di questa settimana pre elettorale: si vota domenica 7 giugno. C’è stato un comizio al giorno, mercoledì è stato il turno del partito Armenia forte, del miliardario Samvel Karapetyan, principale contendente dell’opposizione e sostenuto dalla Russia. Lui è agli arresti domiciliari con svariate accuse. Suo nipote, Narek Karapetyan, è il candidato premier ed era in prima fila durante la marcia lungo il larghissimo viale Komitas, occupato per metà. Dall’altro lato, gli automobilisti bloccati nel traffico suonavano clacson in segno di approvazione, tra esultanze, fischi e braccia tese a formare un tre. E’ il numero della scheda elettorale assegnato ad Armenia forte, esibito anche sulle bandiere e sulle magliette con il monte Ararat stilizzato.Dopo essere stato simbolo nazionale per molti anni, il primo ministro Nikol Pashinyan l’ha cancellato e perciò è stato politicizzato dall’opposizione, che critica la normalizzazione con i vicini Turchia e Azerbaigian. L’inevitabile avvicinamento politico ha portato a questo tipo di concessioni ai vicini turchi. E l’opposizione è talmente critica che fa della narrazione dell’Azerbaigian dell’ovest il suo cavallo di battaglia. “Trecentomila azeri arriveranno in Armenia”, recita il video della campagna elettorale di Armenia forte. Fatto con l’intelligenza artificiale, mostra alcuni bus con la livrea che raffigura due mani a formare un cuore, simbolo della campagna elettorale di Pashinyan, che da Baku caricano frotte di azeri pronti a occupare l’Armenia. Il messaggio echeggia il presidente azero Ilham Aliyev, che più volte ha dichiarato che l’Armenia è un territorio storicamente azero, strumetalizzando un pezzo di verità: finché le repubbliche socialiste sovietiche erano stabili, centinaia di migliaia di azeri vivevano in Armenia e viceversa. Tutti poi fuggiti in madrepatria a causa delle guerre in Nagorno-Karabakh e dell’odio reciproco maturato tra le due popolazioni. Prima ancora, tribù turche governarono a singhiozzo l’odierna Armenia, finché l’Impero russo e la Persia definirono nel 1828 i confini del Caucaso del sud come li conosciamo oggi. Prendere pezzi di storia qua e là e farne le basi per rivendicare un diritto di ritorno verso l’Armenia è propaganda irredentista. E l’opposizione al primo ministro Pashinyan usa una retorica che è nata in chiave avversa alla nazione. Nonostante l’entusiasmo degli ottantamila radunatisi in Piazza della Repubblica, il collegamento video con lo stesso Samvel Karapetyan si è interrotto per “problemi tecnici”: un fallimento tanto quanto sembra esserlo la strategia politica del suo partito. “Molti studi suggeriscono che la campagna elettorale negativa nei confronti dell’avversario politico funziona all’inizio, quando gli elettori devono ancora farsi un’idea sui candidati”, spiega Rafael Oganesyan, responsabile del programma di studi dell’Università del Nevada e docente di Scienze politiche specializzato nel comportamento degli elettori: frequenta i comizi armeni da quasi vent’anni. “Se continuo a fornirti informazioni negative sull’avversario fin dall’inizio, farai fatica ad avere un’idea su chi sia davvero”. Tuttavia, a meno di una settimana dal voto, gli elettori hanno già un’idea sui candidati: un messaggio negativo come il-primo-ministro-porterà-trecentomila-azeri-in-Armenia potrebbe funzionare poco.Il giorno seguente, lo stesso copione si ripete al comizio di Gagik Tsarukyan, l’altro miliardario legato alla Russia, candidato anch’egli all’opposizione. A differenza di Narek Karapetyan, circondato dai membri della sua lista, Tsarukyan è accompagnato da freddissimi uomini palestrati, quasi fossero i bodyguard del loro padre-padrone. Il suo pubblico è molto più maschile: Tsarukyan è celebrato per il suo sostegno al bodybuilding e al sollevamento pesi. L’opposizione sottovaluta l’importanza del voto delle donne. Solitamente gli aventi diritto al voto si dividono quasi in modo paritario, ma in Armenia è sbilanciato verso un 55-45 per cento al femminile. Molte donne armene hanno perso mariti o figli nelle guerre del Nagorno-Karabakh, e vorrebbero evitare altri lutti. E’ Contratto civile, il partito del primo ministro Pashinyan, l’unico ad aver fatto leva sul loro desiderio di pace, rendendolo centrale più di ogni altra formazione politica. Per questo motivo, e poiché “i trecentomila azeri” funzionano come arma politica solo se alimentano una paura diffusa (la cui effettiva esistenza resta incerta), i sondaggi dell’ultima settimana danno l’opposizione nettamente indietro. Più di 20 punti percentuali separano Armenia forte, seconda al 12 per cento, da Contratto civile. Nonostante un quarto dei votanti non dichiari la propria preferenza, la domanda sulle elezioni del 2026 non sembra essere chi vincerà. Ma di quanto.