a
Caro Direttore, innanzitutto grazie e complimenti. Grazie per avermi ospitato in queste colonne, in una testata prestigiosa come Il Tempo. E complimenti per aver intrapreso una linea editoriale coraggiosa, determinata, scomoda. Sì, scomoda, perché bisogna sempre ricordare che Claudio Lotito non è soltanto il presidente della Lazio, ma anche un senatore della Repubblica, un rappresentante di Forza Italia, uno dei partiti dell'attuale maggioranza di governo. Insomma, un uomo di potere.
Andare «contro» chi ricopre un ruolo così rilevante non è mai facile. Infatti altri continuano a fare come le tre scimmiette: io non vedo, io non parlo, io non sento. La vostra scelta editoriale, invece, ha onorato 126 anni di gloriosa storia, da quel famoso 9 gennaio 1900 a oggi. Come qualcuno ha definito «questa cazzo di storia». Per me quella frase è apparsa uno sfregio, un inaccettabile oltraggio nei confronti di milioni di tifosi laziali che hanno amato e amano questi colori, e che per il bianco e celeste hanno pagato persino con la vita durante le due guerre mondiali. Ed è proprio questo il nodo della triste vicenda: il trattamento intollerabile e offensivo del presidente Lotito nei confronti di questi «stronzi di tifosi».















