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Gentile Direttore,

la luce che «Il Tempo» ha acceso sulla situazione della Lazio è esattamente ciò che ai tifosi biancocelesti è sempre mancato. Per due decenni la gestione di Lotito è stata accompagnata da una narrazione distorta, con poche voci critiche. «È un bravo imprenditore!» «C'ha salvato, siate riconoscenti». «La dimensione della Lazio è questa, cosa pretendete!» Ma i dati raccontano una storia molto diversa.

5,9 milioni di euro in 22 anni. È quanto la proprietà ha effettivamente iniettato nelle casse della Lazio fino a oggi, nella forma di versamenti in conto futuri aumenti di capitale, come documentato nei bilanci depositati. Restano fuori dal computo, ovviamente, le somme spese per acquistare azioni da altri soci: quelle non entrano nelle casse del club. Del resto è una politica rivendicata: «Non faccio aumenti di capitale per rispetto dei tifosi», dichiarava il presidente già nel 2014. Eppure, l'idiosincrasia verso le ricapitalizzazioni è stata il problema meno grave della sua gestione. Il ricorso pressoché nullo alla finanza per investire ha lentamente soffocato la Lazio. Un'impresa che non investe è un'impresa destinata a morire. Un club di calcio, che può contare su una quota relativamente stabile di diritti televisivi, rappresenta tuttavia un'eccezione: non muore, vivacchia.