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Caro Direttore, noi tifosi della Lazio, ispirandoci a quelli del Bayern, del Real Madrid e del Barcellona, vogliamo far sentire la nostra voce nelle strade di Roma, nel silenzio dello stadio e anche dentro la Società. Serve una presenza civile, vigile, organizzata. Una sentinella permanente sui bilanci, sulle assemblee, sulle operazioni rilevanti, sulla governance e su tutto ciò che riguarda il futuro della Lazio.

La parola è semplice: azionariato popolare. La marcia di oggi, organizzata dal tifo organizzato, sarà ancora più importante se saprà lasciare qualcosa di concreto. La protesta pacifica e spettacolare può diventare proposta. La rabbia, progetto. Il dissenso, partecipazione. Da semplice raccattapalle della Lazio degli anni Settanta, che poi ha avuto la fortuna di studiare economia, scrivere libri e articoli, frequentare i palazzi del potere e conoscere centinaia di laziali di ogni estrazione sociale, mi permetto di avanzare un’idea. Un contributo al dibattito sul futuro della nostra squadra.

Negli ultimi mesi, e ancora di più dopo la vicenda Reggina, letta da molti come un’operazione più politica partecipare alle assemblee, presentare domande, vigilare sui bilanci, chiedere chiarezza sulle operazioni rilevanti e, raggiunte le soglie previste dalla legge, incidere anche sull’ordine del giorno. Una volta costruita la base, gli aderenti potrebbero scegliere un grande avvocato laziale, di riconosciuta competenza e credibilità, al quale affidare le deleghe in assemblea. Una figura autorevole, capace di rappresentare migliaia di piccoli azionisti con fermezza, misura e preparazione.