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Un bagno di folla, di storia e di emozioni. Dal palco della manifestazione, con il Flaminio a fare da sfondo e il popolo laziale a riempire Piazzale Ankara, Luigi Bisignani ha regalato uno degli interventi più sentiti della giornata. Un discorso partito dai ricordi personali, quasi commossi: «Una grandissima emozione. La stessa che avevo quando a dieci anni facevo il raccattapalle nella Lazio di Juan Carlos Lorenzo, proprio qui in questo stadio Flaminio. E la stessa emozione del 2000, quando aspettavamo il risultato di Perugia». Un intreccio tra passato e presente, con un pensiero rivolto a chi è ancora tra noi e chi non c'è più. Bisignani ha lanciato un saluto a Sergio Cragnotti e ha dedicato un applauso a Sven-Göran Eriksson, «un uomo che ci ha fatto sognare e che oggi ci guarda dal cielo». Poi il senso profondo dell'appartenenza: «Essere laziali significa tramandare una fede da padre a figlio, nel mio caso da nonno».
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Non è mancato un riferimento al lavoro portato avanti da Il Tempo: «Grazie al direttore Daniele Capezzone, che ci ha aiutato ad aprire le pagine di un giornale e a rompere quell'omertà che c'era verso il popolo laziale, che merita molto di più». Il cuore del suo intervento, però, è stato un appello al valore della protesta contro Claudio Lotito e al peso dei tifosi. «La politica non deve rimanere in silenzio, perché questo è un popolo che sta facendo, con grande signorilità e pacatezza, una protesta condivisibile. E non solo dai tifosi della Lazio: anche quelli del Torino hanno seguito il nostro esempio. Il pensiero va anche all'azionariato popolare come possibile soluzione».













