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Caro Direttore, innanzitutto grazie. Grazie a Il Tempo per l'attenzione che sta dando a quanto sta accadendo intorno alla Lazio. È una cosa importante, finalmente non più sottovalutata. Perché i tifosi, oggi più che mai, hanno bisogno di sentirsi ascoltati. Hanno bisogno di tornare ad avere la possibilità di sognare. Dire che la gestione di Claudio Lotito sia stata un fallimento totalesarebbesbagliato, e voglio essere onesto fino in fondo. Ci sono state pagine importanti, momenti in cui questa proprietà ha saputo riportare la Lazio dove merita di stare.
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Quel piano di salvataggio, a suo tempo, è servito a ridarci una dimensione. Solo che il calcio è cambiato, il mondo è cambiato, e ci sono momenti in cui è giusto farsi da parte. Quando non si riesce più a tenere una cosa nella sua giusta dimensione, nel suo giusto valore, incaponirsi diventa un errore. Dare invece la possibilità di costruire un futuro migliore a una squadra e a una tifoseria è un gesto di responsabilità. Per me la maglia della Lazio è qualcosa di intimo. È la seconda pelle di mio padre Luciano, è ciò che mi è stato tramandato negli anni più belli della mia vita. Ma come me ci sono tante altre persone, tanti figli, nipoti, zii, papà che hanno costruito la propria lazialità nell'intimità dei ricordi familiari. Quando vedo le nuove generazioni mi chiedo perché questi ragazzi non debbano avere la possibilità di sognare. Sognare un nuovo Giorgio Chinaglia, un nuovo Beppe Signori, un nuovo Boksic.






