La commedia greca antica Il teatro comico greco si articola in tre grandi stagioni. La prima è la Commedia Antica, detta Archàia. Fiorisce nel quinto secolo, specie dal 440 in poi. Vi si distingue la triade Cratino, Eupoli e Aristofane. La seconda è la Commedia di Mezzo, detta Mèse, che va dalla scomparsa di Aristofane (circa 385 a.C.) fino all’esordio di Menandro (circa 325 a.C.). La terza, da Menandro in poi, è la Commedia Nuova, la Nèa, che sarà rilanciata nel mondo latino con Plauto e Terenzio per poi proseguire nell’età moderna fino a Molière, Goldoni e oltre. (Occorre qui precisare che la dicitura «Commedia Antica» è per lo più usata in due accezioni: può indicare o l’insieme di Archàia, Mèse e Nèa, oppure la sola Archàia).Prima dell’Archàia, fenomeno interamente ateniese, era esistita anche una commedia dorica. Il suo massimo rappresentante è il siracusano Epicarmo, nato nel sesto secolo a.C., poeta di indubbio talento, e nella cui opera, a noi nota solo da frammenti, erano contenuti già tutti gli elementi strutturali del genere: la parodia mitologica, il dibattito letterario, la satira di costume, il rovesciamento dei ruoli, i «tipi» umani.In séguito la commedia approda, e/o si re-inventa, in Attica, seguendo lo stesso itinerario già percorso dalla tragedia. Una volta giunte ad Atene – città non sempre capace di creare dal nulla, ma impareggiabile nell’accogliere, potenziare e far interloquire le esperienze venute da fuori – tragedia e commedia finiscono per avvicinarsi l’una all’altra. Usano le stesse forme metriche, presentano all’incirca la stessa lunghezza e le stesse partizioni, vengono rappresentate nelle stesse ricorrenze, godono entrambe della protezione dello stato. La componente civica caratteristica della tragedia si estende – per stimolo indiretto, e forse non solo indiretto – anche alla commedia. Il rapporto siamese è ben sottolineato, ex opposito, anche da quella curiosa legge non scritta, ma pressoché sempre rispettata, che vietava a uno stesso poeta di praticare entrambi i generi. (Almeno nel mondo greco: in quello latino le cose andranno diversamente).