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Ultimo aggiornamento: 11:07
A quanto pare, c’è un problema con la commedia antica nel teatro italiano (e non solo). Plauto e Terenzio sembrano completamente dimenticati e anche Aristofane viene rappresentato molto meno dei coevi tragici, al di fuori delle rassegne siracusane. Eppure, almeno Aristofane ha tutte le carte in regola per interessarci ancora oggi e soprattutto per coinvolgere le nuove generazioni di questo tribolato inizio di millennio.
Quando cominciò la sua carriera teatrale aveva appena 19 anni. Era un adolescente che reagiva con rabbia alle storture della vita pubblica ateniese. Protesta, da vero pacifista, contro la Guerra del Peloponneso e i suoi nefasti effetti; se la prende con i politici demagoghi (oggi diremmo populisti); detesta la pericolosa moda dei Sofisti, fautori di quella che oggi si chiama “post-verità”; inventa soluzioni fantasiose per evadere da un presente insopportabile; si affida a una inesauribile verve comica per “carnevalizzare” la realtà e instaurare provvisori, utopici, mondi alla rovescia.
In realtà, come sostiene Benedetto Marzullo (1923-2016), insigne grecista che ha dedicato buona parte della sua vita allo studio e alla traduzione completa del commediografo attico, Aristofane non è soltanto il King of Comedy ma anche il re del comico, forse il suo “inventore” in Occidente. Egli lo ritiene superiore a Plauto, Rabelais e Molière, gli altri fuoriclasse della comicità mondiale. E concede al solo Mozart di poter stare al suo stesso livello.







