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C’è il potere perpetuo, incarnato da Atossa e Serse. C’è la volontà di rimanere sul trono, di superare i limiti. «I Persiani» di Eschilo, terza produzione della 61esima stagione di rappresentazioni classiche della Fondazione Istituto nazionale del dramma antico, è probabilmente la più contemporanea delle tragedie in scena quest'anno. Una stagione già da record: tra biglietti venduti e prenotati, alla data del 15 maggio, sono oltre 171 mila le presenze al teatro greco, 32.506 in più rispetto alla stessa data dello scorso anno.A firmare la regia de «I Persiani» è Alex Ollé, tra i fondatori della Fura del Baus (la celebre compagnia catalana fautrice del “teatro totale”) con la traduzione di Walter Lapini. Il debutto il 13 giugno al teatro greco. «Mettere in scena oggi I Persiani significa restituire vitalità a un classico che continua a parlare al presente, affrontando temi come tensioni politiche, conflitti armati e ferite collettive», spiega Ollè.

«Potere, responsabilità, il limite dell’ambizione umana. Eschilo è stato in Sicilia e forse questa opera è nata proprio al teatro greco – continua il regista appena premiato con gli Oscar della lirica spagnoli – . I Persiani parlano dell’essere umano. In questo momento con quello che accade in Iran, in Russia, riflettiamo come dopo 2500 ancora continua a succedere. Il valore di questo testo è nella parola. Parla del potere, come perpetuare il potere. Sono militari, politici di un qualsiasi Paese del mondo».