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I limiti del potere e il pericolo della hybris, quella cecità che induce gli uomini a credersi invincibili, al centro de “I Persiani” di Eschilo, che debutta domani sera alle 19.30 al teatro greco di Siracusa. È la terza produzione della 61esima stagione di rappresentazioni classiche della Fondazione Istituto nazionale del dramma antico, dopo il successo di pubblico e di critica di Antigone di Sofocle e Alcesti di Euripide.
A firmare la regia è Alex Ollé, tra i fondatori della Fura del Baus, con la traduzione di Walter Lapini. «I Persiani possono essere letti sia come una riflessione sulla sofferenza universale provocata dalla guerra, sia come una difesa implicita di un modello politico rispetto a un altro - spiega il regista -. La sconfitta della Persia non è soltanto una sconfitta militare; è anche la sconfitta di una concezione del potere fondata sull'autorità assoluta di un solo uomo di fronte a una comunità di cittadini capace di assumere collettivamente il proprio destino. Forse la grandezza di Eschilo risiede proprio in questa complessità: nella sua capacità di guardare al nemico con umanità senza rinunciare ad affermare i valori della società alla quale appartiene».











