Si incrocia l’inasprimento delle tensioni drammatiche lungo due fronti critici: Libano meridionale e Golfo Persico. Gli Stati uniti non riescono a controllare il loro alleato israeliano che continua a soffocare qualsiasi speranza di pace nella regione. Mentre il governo libanese cerca di mantenere aperti i canali diplomatici con Washington, un attacco israeliano ha ucciso tre militari dell’esercito regolare, tra cui un generale di brigata e un capitano. Oltre ai tre ufficiali uccisi sulla strada Khardali-Nabatieh, il bilancio complessivo dei raid israeliani nella zona è di almeno dieci vittime.
IL PRESIDENTE LIBANESE Joseph Aoun ha condannato l’accaduto, definendolo una «flagrante violazione della sovranità nazionale» e delle norme internazionali, proprio mentre il paese è impegnato in delicati negoziati negli Stati uniti. Sembra che il presidente libanese si sia appena accorto che da settimane un terzo del paese è sotto occupazione militare israeliana e che la sovranità nazionale è da tempo violata.
Un «crimine deliberato»: Hezbollah ha definito così l’attacco israeliano, accusando le autorità statali libanesi di eccessiva debolezza e di aver fatto «concessioni gratuite» ai tavoli diplomatici di Washington. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, aveva già bocciato la proposta di accordo mediata tra Israele e il governo libanese. Hezbollah era rimasto escluso dai negoziati e considera l’intesa una semplice ratifica degli equilibri militari esistenti, dato che non contempla il ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese.












