Ancora una volta il Libano non ha nelle mani il proprio destino. Il paese, che nella sua storia è stato spesso il teatro di guerre altrui, si ritrova al centro della complessa equazione bellica tra Iran, Israele e Stati Uniti.
Nell’arco di 24 ore sul fronte libanese delle guerre che destabilizzano il Medio Oriente la situazione è peggiorata. Il primo giugno, in previsione di un’ondata di bombardamenti, Israele ha ordinato l’evacuazione della periferia sud di Beirut, la zona sciita della capitale che rappresentata un feudo di Hezbollah. Ma questa escalation ha provocato una risposta iraniana: Teheran ha sospeso le trattative con gli Stati Uniti a causa della ripresa della guerra di Israele in Libano.
Il risultato è stato un’accelerazione diplomatica ieri sera, in cui Donald Trump ha imposto a Benjamin Netanyahu di rinunciare a bombardare Beirut, affermando che anche Hezbollah aveva accettato di cessare i combattimenti. In questa confusione totale, Trump sembra aver salvato i suoi negoziati con l’Iran, la sua unica via d’uscita da questa crisi del Golfo. Ma, tra l’altro, ciò crea una situazione politicamente vertiginosa.
Gli iraniani sanno che Trump vuole mettere fine alla guerra nel golfo Persico e stanno sfruttando questo vantaggio. Hanno già ottenuto una prima volta un cessate il fuoco in Libano ad aprile contro il parere di Netanyahu, grazie alle pressioni statunitensi.













