Mentre Stati Uniti e Iran cercano di mantenere aperto il negoziato dopo settimane di tensioni militari nel Golfo, il fronte libanese emerge come una delle variabili più sensibili del confronto. Nella lettura israeliana, Hezbollah è sempre più parte della partita diplomatica tra Washington e Teheran
“Quello che sta accadendo in Libano è strettamente legato alla questione iraniana”. Con questa formula, Orna Mizrahi, senior researcher dell’Institute for National Security Studies (Inss) di Tel Aviv, sintetizza uno degli aspetti meno evidenti della crisi che si sta sviluppando tra Stati Uniti e Iran. Gli attacchi iraniani contro Kuwait e Bahrain di questa notte, la risposta militare americana e il nuovo stallo nei colloqui tra Washington e Teheran hanno riportato il Golfo al centro della poli-crisi regionale. E dietro la sequenza di raid, intercettazioni e minacce sullo Stretto di Hormuz si sta giocando anche una partita che coinvolge sempre più il Libano.
Secondo Mizrahi, che parla con la stampa durante un briefing organizzato dall’ambasciata di Israele in Italia, la crescente attenzione dell’amministrazione Trump verso il fronte settentrionale di Israele riflette proprio questa interconnessione tra i diversi teatri della crisi. Nella lettura della ricercatrice israeliana, Washington è consapevole che un deterioramento della situazione in Libano rischierebbe di avere ripercussioni dirette sul negoziato con Teheran, rendendo ancora più difficile una trattativa già in forte affanno.










