Teheran impone il gioco del silenzio: stop alle comunicazioni con gli americani. Accade per gli attacchi israeliani in Libano. Perché la pace di Teheran è quella di Beirut. Sono tregue sorelle, che vanno ricercate e ottenute insieme. Perché, ha detto il ministro degli Esteri Araghchi, «il cessate il fuoco è inequivocabilmente su tutti i fronti». E la violazione di un fronte «è la violazione di tutti i fronti».
Per la nuova avanzata ordinata da Benjamin Netanyahu contro il Paese dei cedri Teheran sta per chiudere lo Stretto e bloccherà anche Bab el-Mandeb, sul Mar Rosso, «al fine di punire i sionisti». Parola di Pasdaran, che stanno per trasformare Hormuz in un vicolo cieco liquido. Il presidente americano fa orecchie da mercante: dice di non essere informato ufficialmente sulla sospensione dei colloqui («non ne so nulla»), per poi aggiungere che «un po’ di silenzio fa bene: abbiamo parlato fin troppo».
E poi: «Non m’interessa se i colloqui sono finiti». Infine, l’ultima giravolta: «I colloqui vanno avanti a ritmo serrato».
Il mondo intero in ostaggio della coppia Netanyahu & Trump
Com’è, come non è, in serata il tycoon ha pensato bene di telefonare al premier israeliano, per frenare o perlomeno rallentare ulteriori iniziative belliche che rischiano di affossare definitivamente le trattative con Teheran. Lui assicura che la telefonata è stata «produttiva». Ossia: avrebbe ottenuto che i soldati dell’Idf «non andranno a Beirut». I combattimenti cesseranno, aggiunge il tycoon: avrebbe parlato anche con Hezbollah. «Attraverso rappresentanti di alto livello, ho avuto una conversazione molto positiva con Hezbollah, e hanno accettato che tutte le sparatorie si fermeranno, Israele non li attaccherà e loro non attaccheranno Israele».















