Un passo in avanti e tre indietro. Il giorno prima l’Iran aveva annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz, era scattato il cessate il fuoco anche in Libano, Donald Trump aveva assicurato che per l’accordo con Teheran era questione di 24-48 ore, i mercati avevano festeggiato e si stava preparando un nuovo round di negoziati a Islamabad. Il mattino successivo - ieri - tutto è cambiato. Nell’ordine: le Guardie rivoluzionarie hanno comunicato che lo Stretto era di nuovo chiuso visto che gli americani non avevano rimosso il blocco navale ai danni di tutti i porti iraniani. In effetti la Casa Bianca aveva spiegato che, nonostante la riapertura dello Stretto, il blocco navale restava in vigore fino a quando non sarebbe stato siglato l’accordo. I Pasdaran, per dimostrare che facevano sul serio, hanno aperto il fuoco contro alcune navi mercantili che stavano attraversando lo stretto. In particolare, le cannoniere della Marina iraniana hanno colpito due petroliere indiane.

L’IRA DI NUOVA DELHI

Nuova Delhi ha convocato l’ambasciatore iraniano, ma il messaggio intanto era stato mandato. Successivamente gli iraniani hanno spiegato che avrebbero lasciato passare le imbarcazioni disposte a pagare il pedaggio. Solo una dozzina di navi sono riuscite ad attraversare lo Stretto, tra cui otto petroliere e l’imbarcazione da crociera MSC Euribia bloccata da 40 giorni. Alla fine la riapertura dello Stretto è durata meno di 24 ore. E il Wall Street Journal ha anche scritto che le forze americane si preparano ad abbordare e sequestrare le navi mercantili e le petroliere legate all’Iran anche in acque internazionali. Ecco, non ci sono davvero segnali della de-escalation che il Pianeta auspicava per scongiurare la crisi economica, energetica e alimentare che causerà il proseguimento della chiusura dello Stretto di Hormuz. Trump ha convocato una riunione d’urgenza nella situation room.