La vigilia dei negoziati tra Iran e Stati Uniti è carica di incognite e di tensioni, che tengono in bilico la tregua di due settimane.

Donald Trump ha già messo in chiaro che le cose non sono partite bene, perché Teheran continua a bloccare Hormuz, tra mine e pedaggi. Posizione ribadita da Jd Vance, a capo della delegazione americana in Pakistan, che ha chiesto alla controparte di non preparare tranelli. A complicare il quadro c'è la postura di Israele in Libano, che bersaglia Hezbollah senza alcuna intenzione di fermarsi. Un oltranzismo che alimenta la protesta del governo di Beirut e soprattutto il nervosismo di Teheran, con il rischio che la trattativa salti prima di iniziare.

Una Islamabad blindata si prepara ad accogliere le delegazioni dei due principali attori della guerra del Golfo.

"Nel quadro dei continui contatti con i leader della regione, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto questa sera un colloquio telefonico con il Presidente della Repubblica Araba d'Egitto, Abdel Fattah Al Sisi". Lo rende noto un comunicato di Palazzo Chigi, spiegando che "nel corso della conversazione i due leader hanno espresso sostegno al processo negoziale in corso per un'uscita duratura dalla crisi che garantisca un quadro di sicurezza regionale e conduca alla riapertura sostenibile dello Stretto di Hormuz". "È stata inoltre ribadita - si legge nella nota - l'importanza di giungere a un'intesa sul tema del nucleare iraniano, pilastro necessario per un equilibrio regionale".