Qualcosa "si sta muovendo".

Chiuso lo Stretto di Hormuz, dalla guerra prima e dal blocco navale di Donald Trump poi, il presidente americano annuncia un possibile nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran "nei prossimi due giorni". Non più in Pakistan, che pure si era offerto di ospitarli ancora, dopo il primo giro andato a vuoto sabato scorso. "Abbiamo in mente un altro luogo", ha detto il tycoon al New York Post, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli sulla sede del prossimo incontro né sul livello delle delegazioni.

Fonti di stampa ipotizzano che possano tenersi giovedì a Ginevra, ma non si escludono Turchia ed Egitto, gli altri due Paesi mediatori.

E mentre scorre il conto alla rovescia verso la fine dell'attuale cessate il fuoco prevista per il 21 aprile, sul tavolo delle trattative restano le potenzialità di Teheran di dotarsi dell'arma nucleare che Stati Uniti e Israele vogliono impedire a tutti i costi: secondo il New York Times, Trump ha respinto la proposta iraniana di sospendere per 5 anni al massimo l'arricchimento dell'uranio, contro i 20 richiesti da Washington. La stessa fonte ha aggiunto che gli Usa chiedono la rimozione dell'uranio già altamente arricchito (circa 450 chili) utile a produrre la bomba atomica, ma che gli iraniani insistono perché resti nel Paese offrendo però di diluirlo in modo significativo. Dal canto suo, la Repubblica islamica preme inoltre per la revoca delle sanzioni e lo sblocco degli asset congelati all'estero.