Un’apertura lampo, durata meno di 24 ore, poi il ritorno alla strategia della tensione. Lo Stretto di Hormuz si conferma il barometro di questa crisi: si apre come segnale politico, si richiude in risposta agli slanci lessicali di Donald Trump e alle difficoltà nel trovare convergenze con Teheran sul programma nucleare. Nel mezzo, una lunga scia di navi all’ancora, decine di rotte deviate e mercati che oscillano al ritmo delle dichiarazioni.
Ieri sera Trump ha convocato una riunione nella Situation Room della Casa Bianca per discutere della recrudescenza della crisi nello Stretto di Hormuz e dei negoziati con l’Iran. Potrebbe decidere di abbordare le petroliere iraniane o legate all’Iran in transito, o peggio. Un funzionario statunitense ha dichiarato che, se non ci sarà presto una svolta, la guerra potrebbe riprendere nei prossimi giorni.
La riunione è stata presieduta dal vicepresidente JD Vance - che dovrebbe partecipare al prossimo round di negoziati con l’Iran -, il segretario di Stato Marco Rubio, quello alla Difesa Pete Hegseth e al Tesoro Scott Bessent, secondo un funzionario statunitense. Alla riunione hanno partecipato anche la capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il direttore della Cia John Ratcliffe e il presidente dei Capi di Stato Maggiore riuniti Dan Caine.













