Altissima tensione fra Iran e Stati Uniti, con il rischio mai così concreto che i negoziati, già difficilissimi, potessero saltare. A rendere il clima incandescente, fra attacchi incrociati e minacce, le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu che aveva preannunciato un attacco anche su Beirut. Una mossa a cui Teheran aveva riposto dicendosi non solo pronto a far saltare i colloqui, "interrompendo i canali di comunicazione con gli Usa", ma minacciando anche di sigillare Hormuz e Ban el-Mandeb, stretto cruciale per il traffico navale anche del Mar Rosso.Uno scenario da incubo per Donald Trump che ha alzato il telefono e chiamato prima Netanyahu, mettendo il veto sui suoi piani in Libano. E contattando poi gli intermediari di Hezbollah, facendosi promettere che "se Israele non li attaccherà, loro non attaccheranno" lo Stato ebraico. Il premier israeliano incassa ma chiarisce: "Ho detto a Trump che se Hezbollah non smetterà di attaccare le nostre città, colpiremo gli obiettivi terroristici a Beirut", afferma aggiungendo che "come previsto, vanno avanti le operazioni nel sud del Libano".
E se la presidenza del Libano fa sapere che Hezbollah ha accettato il cessate il fuoco, il deputato del partito di Dio Hassan Fadlallah sostiene che la milizia sostiene "un cessate il fuoco completo in tutto il Libano".I negoziati con Teheran "procedono a ritmo serrato", si è così detto soddisfatto il tycoon: "Ho avuto una telefonata molto produttiva con Bibi, e non ci saranno truppe dirette a Beirut", ha assicurato parlando di "un'ottima telefonata" anche con i miliziani del Partito di Dio. Il pericolo sembra dunque rientrato, come testimoniano anche gli scambi tra Teheran e i mediatori del Pakistan. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha infatti chiesto a Islamabad di "continuare" gli sforzi per "contribuire a facilitare la de-escalation" tra Washington e Teheran e "sostenere gli sforzi per mantenere il cessate il fuoco".La sospensione delle trattative avrebbe rischiato di infliggere un duro colpo a una tregua fragile e appesa a un filo, che già traballa sotto il peso degli attacchi incrociati americani e iraniani e che nelle ultime ore hanno registrato nuovi attacchi di "difesa" americani in territorio iraniano e la risposta degli ayatollah con incursioni in Kuwait.L'intesa sembrava a portata di mano nei giorni scorsi ma alla fine il presidente americano ha deciso di prendere ancora tempo prima di firmare il memorandum of understanding raggiunto dai suoi negoziatori. E ha alzato la posta in gioco sul nucleare e su Hormuz, inviando una nuova controproposta agli iraniani che ancora non hanno risposto.Trump vorrebbe chiudere rapidamente il capitolo Iran per sottrarsi dalle critiche interne e concentrarsi e sulle elezioni di metà mandato. Il suo obiettivo è quello di far scendere i prezzi della benzina e riconquistare così gli elettori.Quotazioni che, al contrario, erano tornate a infiammarsi con la minaccia del blocco dei colloqui: il petrolio Wti è arrivato a guadagnare fino al 7% riaffacciandosi ai 100 dollari, mentre il Brent è salito del 5% per poi ripiegare. Abituata a settimana di tira e molla, Wall Street procede cauta. Tutte in rosso invece le borse europee.Le tensioni sui mercati e lo spettro di un fallimento delle trattative hanno spinto Trump a intervenire con fermezza su Israele. Inizialmente il presidente aveva riferito di non aver ricevuto notizie ufficiali sulla sospensione dei colloqui da parte di Teheran. Se fosse vero, aveva ammesso il presidente, non sarebbe un problema. "Credo che abbiamo parlato anche troppo. Penso che sarebbe un'ottima cosa passare al silenzio", aveva detto a Nbc spiegando che questo non avrebbe significato una ripresa dei bombardamenti. "Ci limiteremo a restare in silenzio. Manterremo il blocco", aveva aggiunto aprendo alla possibilità di un "silenzio lungo". Trump aveva quindi ribadito di avere a disposizione tutto il tempo del mondo e di non avere alcuna fretta di chiudere un accordo. "Posso aspettare quanto vogliono. Stanno perdendo una fortuna...", ha osservato riferendosi al blocco americano dei porti iraniani.Pur ostentando sicurezza e assicurando che alla fine "andrà tutto bene", la partita iraniana sta mettendo a dura prova la pazienza del presidente. "Non mi interessa se" i colloqui "sono finiti. Non mi importa davvero", ha ammesso con Cnbc lasciando trapelare la sua frustrazione per uno stallo che va avanti ormai dal 7 aprile, di fatto da due mesi.












