Lorenzo Vita
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Violare la tregua in Libano è come violarla su tutti i fronti. Parola del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchchi, che oggi ha confermato quello che da tempo trapelava non solo dalle dichiarazioni dei più alti funzionari della Repubblica islamica, ma anche dai media ufficiali e semiufficiali di Teheran. L’offensiva israeliana contro Hezbollah nel sud del Paese dei cedri è diventata una questione prioritaria per la leadership iraniana. E con i negoziati che andavano a rilento su altri punti scottanti (nucleare, Hormuz e asset congelati all’estero), ora il futuro di Beirut è un nuovo ostacolo in una trattativa difficilissima.
Secondo Tasnim, agenzia di stampa vicina ai Pasdaran, l’Iran avrebbe interrotto lo scambio di messaggi con gli Stati Uniti tramite i mediatori come risposta all’escalation dell’Idf in Libano. E, sempre in base a quanto riferito dal media iraniano, Teheran e l’intero Asse della Resistenza avrebbero optato per una reazione durissima, mantenendo il blocco di Hormuz ma anche puntando su quello di Bab el-Mandeb. Per ottenere questo secondo risultato, gli iraniani dovrebbero fare affidamento sugli Houthi, la milizia yemenita alle porte del Mar Rosso. E lo scenario preoccupa non poco la comunità internazionale e lo stesso Donald Trump.














