Alla Società Civile,
Ieri abbiamo assistito all’ennesimo passo indietro del nostro Paese su uno strumento fondamentale per la prevenzione della violenza di genere: l’educazione sessuo-affettiva. In Europa, l’Italia resta tra i pochi Paesi a non prevedere un percorso strutturato in questo ambito.
Dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) all’UNESCO, in collaborazione con le altre agenzie delle Nazioni Unite, fino alla Convenzione di Istanbul, i richiami e le linee guida parlano chiaro: la Comprehensive Sexuality Education mira a fornire a bambine, bambini e giovani conoscenze, abilità, atteggiamenti e valori che consentano loro di realizzare la propria salute, il proprio benessere e la propria dignità; sviluppare relazioni sociali e sessuali rispettose; comprendere come le proprie scelte influenzino il proprio benessere e quello degli altri; conoscere e proteggere i propri diritti per tutta la vita.
Impedire senza vietare, tutta l’educazione sessuo affettiva che non insegneremo più
È un diritto, non una questione ideologica. Significa offrire alle ragazze e ai ragazzi, fin dall’infanzia e in modo adeguato all’età, strumenti per comprendere sé stessi, rispettare gli altri e prevenire la violenza.












