MESTRE - «L'educazione sessuo-affettiva all'interno degli istituti è importante, proveniamo da una cultura nella quale parlare di sesso e parti del corpo è un tabù. La Fondazione Giulia Cecchettin ha incontrato l'onorevole Valditara per portare questa educazione nelle scuole. Da parte nostra i tentativi ci sono stati». Voglia di non arrendersi dietro a un velo di amarezza quella che traspare dalle parole pronunciate ieri da Gino Cecchettin a margine dell'incontro "La violenza di genere: prima e dopo Giulia" organizzato dall'Ordine dei giornalisti del Veneto nell'auditorium dell'M9 a Mestre. «La realtà dei fatti è cambiata radicalmente. Ci si deve chiedere se noi genitori dedichiamo adeguato tempo all'educazione sessuale dei figli - ha poi aggiunto -. La scuola è uno strumento democratico che può sopperire soprattutto in quelle famiglie nelle quali l'educazione sessuo-affettiva non viene fatta».

SPARTIACQUE Parole pronunciate davanti ad una folta platea che ha preso parte all'incontro che ha visto come relatori, oltre che a Cecchettin, anche la giornalista Giusi Fasano e il pm Daniela Moroni che hanno interagito con la moderazione di Tiziano Graziottin, direttore della scuola di giornalismo Dino Buzzati. Esiste un prima e un dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin. Quanto accaduto ha segnato un vero e proprio spartiacque tanto che, a distanza di pochi giorni dal fatto, il parlamento italiano ha approvato all’unanimità la legge 24 novembre 2023, numero 168 che introduce disposizioni più severe per il contrasto alla violenza di genere, potenziando gli strumenti di prevenzione e le tutele processuali per le vittime. E qualcosa è cambiato anche nella nostra professione: il nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, in vigore dall'1 giugno 2025, dedica una specifica attenzione al trattamento dei casi di violenza di genere, introducendo norme mirate a prevenire la spettacolarizzazione ed eliminare stereotipi e pregiudizi. I GIOVANI Abbiamo chiesto a Gino Cecchettin se le nuove generazioni siano più sensibili verso la tematica rispetto alle precedenti. «Sì, ma c'è una dicotomia importante perché le nuove generazioni sono influenzate anche dai social sui quali, purtroppo, girano gruppi misogini - ha dichiarato -. La maggior parte dei giovani ha la consapevolezza, però ci sono tanti che ancora aderiscono ai modelli del maschio alpha, dell'uomo che deve possedere. Io vorrei che altri uomini capissero che ci sono altri modi di intraprendere la vita» ha concluso.