Il commento di Giovanna Vingelli, docente di Sociologia delle disuguaglianze di genere, esperta di Violenza di Genere e delegata delle Pari Opportunità del dipartimento di Scienze Politiche dell’Unical, sul funzionamento del Ddl Valditara sull’educazione sessuo-affettiva.
Giorno 4 giugno è stato approvato il Ddl Valditara, che regola l’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. La nuova legge prevede, per medie e superiori, la necessità di ottenere il consenso informato da parte delle famiglie o degli studenti stessi se maggiorenni. Rimane il divieto di trattare questi temi attraverso attività o progetti nella scuola dell’infanzia e in quella primaria.
Di seguito l’intervista in merito alla Prof.ssa Giovanna Vingelli, ricercatrice di Sociologia generale all’Università della Calabria, dove insegna “Sociologia delle disuguaglianze di genere”.
Prof.ssa Vingelli, ci può fornire un’interpretazione del Ddl appena approvato?
«Attualmente, l’Italia, insieme a Romania e Bulgaria, è tra i pochi Paesi dell’Unione Europea a non prevedere alcuna forma strutturata di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Oggi ragazzi e ragazze costruiscono in larga misura la propria educazione sessuale autonomamente, soprattutto attraverso Internet: uno spazio non regolato, nel quale continua a essere ampiamente diffusa una pornografia di matrice patriarcale, caratterizzata da rappresentazioni fondate sul dominio, sul controllo e sulla violenza nei confronti delle donne.






