Diceva: «Ho paura a girare nella mia città, di essere ucciso, crivellato. Io non sono un delinquente che posso affrontarli di persona, non so cosa aspettarmi... Ho paura per la mia ragazza, per mia madre...»: è stato drammatico l’ascolto di uno dei ragazzi che la notte del 19 aprile sono arrivati al Divine club di Bisceglie con Dylan Capriati e da lontano hanno assistito all’omicidio di Filippo Scavo. Drammatico nel mostrare il clima di assoggettamento che i clan baresi suscitano fra i giovanissimi. Questo ragazzo, nello specifico, conosceva molti particolari sulla notte del delitto ed era stato minacciato per far sì che non li raccontasse.

«Pensa alle conseguenze», gli avrebbe detto Francesco Di Vittorio, il 22enne che ha aperto la porta di sicurezza a Capriati e Aldo Lagioia mentre, con le pistole in pugno, inseguivano Scavo per dargli una lezione dopo aver litigato con lui nel privè. Di Vittorio adesso è in carcere, accusato di concorso nell’omicidio e di minacce nei confronti dell’amico con cui era arrivato in discoteca e che ha lasciato a Bisceglie per aiutare Capriati e Lagioia a scappare.

Assistito dall’avvocato Nicola Quaranta ha fatto dichiarazioni spontanee al gip, ammettendo di avere aperto la porta ma senza conoscere le intenzioni di Capriati. Inutile la richiesta di non applicare la misura cautelare: il giudice Giuseppe Ronzino ha convalidato il fermo della Dda e disposto la custodia in carcere.