«Ammetto le mie responsabilità». Poche righe, vergate dal carcere e fatte recapitare alla pm antimafia Bruna Manganelli. Non una vera e propria lettera, ma un biglietto con cui Dylan Capriati e Aldo Lagioia, entrambi 22enni, hanno ammesso di essere stati gli autori dell’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ritenuto vicino al clan Strisciuglio ucciso il 19 aprile scorso nella discoteca Divine Club di Bisceglie.

I due giovani, difesi dagli avvocati Donato Colucci e Michele Dell’Erba, si trovano in carcere dal maggio scorso. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero stati loro a impugnare le due pistole utilizzate contro Scavo, raggiunto da un colpo alla base del collo dopo una lite e una prima fase concitata all’esterno del locale. L’omicidio, per la Direzione distrettuale antimafia di Bari, sarebbe maturato nella guerra tra i clan Capriati e Strisciuglio e avrebbe rappresentato una risposta all’uccisione di Raffaele “Lello” Capriati, avvenuta il primo aprile 2024.

Le dichiarazioni autoaccusatorie arrivano mentre il procedimento è ancora nella fase istruttoria e potrebbero incidere su uno degli accertamenti già programmati. La procura aveva infatti chiesto e ottenuto un incidente probatorio per cristallizzare, prima del processo, le dichiarazioni di un testimone oculare sentito dagli investigatori nell’immediatezza dei fatti e sottoposto a protezione. Il giovane, 26 anni, avrebbe riconosciuto nelle immagini della videosorveglianza i due presunti esecutori materiali e aveva riferito di temere per la propria incolumità. Proprio per preservare la sua deposizione da condizionamenti o dal rischio che diventasse irripetibile, era stata scelta la forma anticipata dell’assunzione della prova. L’udienza era stata fissata per il 10 settembre davanti al gip del tribunale di Bari.