Saranno cristallizzate in un incidente probatorio le dichiarazioni di un 26enne testimone oculare dell’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ritenuto vicino al clan mafioso barese Strisciuglio, ucciso a colpi di arma da fuoco il 19 aprile scorso nella discoteca Divine Club di Bisceglie, nel nord Barese.

Il 26enne è attualmente testimone di giustizia sotto protezione per aver dichiarato «di temere per la sua incolumità». Fu sentito la notte del delitto e le sue dichiarazioni sono ritenute «di particolare rilevanza», perché nelle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza avrebbe riconosciuto i due presunti esecutori materiali dell’omicidio, descrivendoli, poi identificati dagli investigatori nei 22enni Dylan Capriati e Aldo Lagioia. Il primo è il figlio di Domenico, esponente del clan mafioso di Bari Vecchia, ucciso in un agguato mafioso il 21 novembre 2018 e nipote di Lello Capriati, anche lui ucciso in un agguato il 1° aprile 2024.

L’omicidio Scavo, infatti, secondo gli inquirenti, sarebbe una vendetta del clan Capriati nei confronti dei rivali Strisciuglio, maturata dopo l’omicidio di Lello Capriati (per i due presunti sicari proprio oggi è stato fissato l’inizio del processo a settembre dinanzi alla Corte di Assise di Bari). Nell’inchiesta sul delitto Scavo sono indagati anche i due presunti complici, i 21enni Nicola Morelli e Francesco Di Vittorio.