Il quarto uomo. Nell’elenco del gruppo di fuoco che nella notte tra il 18 e il 19 aprile, ha ammazzato nel privè della discoteca Divine Club, Filippo Scavo, 42 anni, alias «Uecchione», picciotto d’onore del mandamento di Carbonara degli Strisciuglio, uno che «comandava» gli spacciatori e che «portava i pacchi», già portaborse per Sigismondo Strisciuglio detto «la Luna» e braccio destro del ras Carlo Alberto Baresi, mancava un nome.

Secondo la ricostruzione dei detective del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei Carabinieri di Trani, che hanno condotto le indagini sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, il quarto uomo dopo Dylan Capriati, 23 anni (figlio di Mimmo assassinato a Japigia nel 2018), Aldo Lagioia, coratino di 22 anni e Nicola Morelli, 21 anni, sarebbe stato il modugnese Francesco Di Vittorio, 22 anni, incensurato, accusato alla stregua dei presunti compari, di «omicidio in concorso morale e materiale, aggravato dal metodo e dell’agevolazione mafiosa».

I pubblici ministeri antimafia Bruna Manganelli, Marco d’Agostino e il procurato aggiunto della Dda Giuseppe Gatti, che hanno firmato il decreto di fermo, sostengono che il giovane Di Vittorio esattamente alle 3.52 della notte tra sabato 18 e domenica 19, mentre Scavo, dopo essersi allontanato per un bisogno fisiologico, rientrava nel privè del Divine, avrebbe spalancato la porta in ferro dell’ingresso D della discoteca dando così il via libera (su segnalazione del terzo complice Nicola Morelli) alla irruzione armata di Dylan Capriati e Aldo Lagioia che hanno sparato nel momento in cui la discoteca era piena come un otre.