«Un incubo». «Un pugno nello stomaco». «Un marchio». L’ennesimo scioglimento, il terzo, per infiltrazioni dei clan nell’amministrazione, è un pugno nello stomaco per i torresi. E così ieri, in una tarda mattinata afosa, il provvedimento del Consiglio dei ministri viene vissuto quasi con amara rassegnazione più che come voglia di riscatto. D’altronde sono anni che il clima è questo in una cittadina dove non c’è sindaco che riesca a terminare il suo mandato senza terremoti. Solo l'avvocato Francesco Maria Cucolo vi riuscì per due mandati dal ‘95 al 2005. Vent’anni fa ma sembra passato un secolo. Esattamente due anni fa, invece, la vittoria di Corrado Cuccurullo, con una coalizione di centrosinistra, che faceva ipotizzare un nuovo riscatto con questo prof universitario prestato alla politica. Niente. Anche lui a casa dopo una lunga polemica con il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso. Tensioni scoppiate il 5 maggio scorso quando il giudice prende la parola e, davanti ai ministri Salvini e Piantedosi, accusa il primo cittadino di non aver diradato «le ombre e le contiguità con la criminalità organizzata». Proprio alla cerimonia per avviare la demolizione di palazzo Fienga, l’ex roccaforte del clan Gionta, che doveva segnare un taglio netto con un passato nefasto. Così nefasto da portarsi sulla coscienza l’omicidio del giornalista Giancarlo Siani. Cuccurullo alza i tacchi e rassegna le dimissioni accusando Fragliasso di aver offeso tutta la città. Sarà, ma esattamente un mese dopo arriva la decisione di sciogliere la sua amministrazione con un’accusa pesantissima.