Il nuovo scioglimento del Comune di Torre Annunziata per infiltrazioni camorristiche riporta inevitabilmente alla memoria l'esperienza amministrativa di Vincenzo Ascione, il sindaco che ha preceduto Corrado Cuccurullo e che ha vissuto lo stesso destino. Peraltro, l’inchiesta che lo riguardava è finita con l’archiviazione richiesta dalla stessa Dda. Per gli inquirenti si sarebbe trattato «solo di episodi di malcostume nella gestione amministrativa del Comune di Torre Annunziata», come è scritto nelle motivazioni. Dunque, nessun condizionamento camorristico. Che effetto le fa vedere Torre Annunziata nuovamente sciolta?«C'è dispiacere, c'è poco da aggiungere. Quando un Comune viene sciolto è sempre una sconfitta. L'articolo 143 del Testo unico degli enti locali consente allo Stato di intervenire in via preventiva quando ritiene che possano esserci situazioni di contiguità con ambienti criminali. È una norma importante, ma credo che oggi abbia bisogno di una riflessione».
Lei chiede una riforma della legge. In quale direzione?«La lotta alla criminalità deve restare il pilastro di ogni amministrazione, ma bisogna anche tutelare la stabilità dei Comuni e la democrazia. Lo scioglimento dovrebbe rappresentare l'extrema ratio e non il primo strumento da utilizzare. Sarebbe utile prevedere forme di accompagnamento o affiancamento temporaneo che aiutino gli enti a superare le criticità senza interrompere il mandato democratico». È un tema sul quale state lavorando anche a livello nazionale?«Sì. Faccio parte dell'associazione “Giù le mani dai sindaci”, presieduta dall'ex sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi, che riunisce amministratori locali che hanno affrontato esperienze simili. Stiamo elaborando una proposta di legge per riformare l'articolo 143 del TUEL, mantenendo ferma la lotta alla criminalità ma introducendo strumenti più equilibrati». Qual è il limite dell'attuale sistema?«Talvolta gli scioglimenti arrivano come un fulmine a ciel sereno. Non esiste un vero contraddittorio e non c'è possibilità di confronto con la commissione d'accesso. Un percorso di controllo e affiancamento potrebbe evitare di arrivare a decisioni così drastiche e consentire di correggere eventuali problemi». Lei conosce bene il peso di uno scioglimento. Cosa resta a una città?«Lo sconforto di una comunità che perde i propri punti di riferimento. I commissari sono funzionari dello Stato che svolgono il loro compito con professionalità, ma un sindaco rappresenta anche un legame umano e sociale con il territorio che inevitabilmente non può essere sostituito». Vede analogie con la sua esperienza amministrativa?«Non conosco le motivazioni che hanno portato allo scioglimento dell'amministrazione Cuccurullo e quindi non entro nel merito. Posso parlare della mia esperienza. Nel nostro caso ci fu un forte disordine amministrativo dopo l'arresto dell'ingegnere Nunzio Ariano, capo dell’ufficio tecnico, con conseguenze che finirono per condizionare tutto il percorso successivo». L’indagine sulla sua amministrazione è stata poi archiviata. Che bilancio fa oggi?«Resta comunque l'onta di uno scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Per questo penso che lo Stato e la politica debbano fare qualcosa di più per tutelare le persone perbene che decidono di impegnarsi nelle istituzioni». Che futuro immagina per Torre Annunziata?«La lista che avevo portato in consiglio comunale ha provato a dare il proprio contributo, ma evidentemente non è bastato. Credo che il futuro debba vedere meno liste civiche e più partiti strutturati, capaci di selezionare una classe dirigente forte e preparata». E il suo futuro politico?«La politica è una passione che non finisce mai. Non significa voler essere sempre protagonisti, ma essere disponibili a dare il proprio contributo quando può essere utile alla comunità». Che messaggio vuole lasciare alla città?«Prendo spunto da una riflessione di Maurizio De Giovanni sulla differenza tra legalità e giustizia. Il rispetto delle regole è indispensabile, ma serve anche giustizia. Ci sono situazioni che le norme non riescono a disciplinare fino in fondo e chi amministra è chiamato ogni giorno a confrontarsi con problemi complessi. Per questo servono leggi efficaci, ma anche buon senso, umanità e una politica capace di non perdere il contatto con i cittadini».












