Doveva essere un giorno di festa, di riscatto.
E in parte lo è stato. Oggi a Torre Annunziata le ruspe hanno iniziato a demolire Palazzo Fienga, per 50 anni la roccaforte della camorra. Ma oggi in maniera chiara è successo anche altro. Il procuratore della città vesuviana, Nunzio Fragliasso, ha detto che, certo, la demolizione di Palazzo Fienga "è un segnale potente". Che "però non basta, è solo un primo passo".
Poi l'attacco: "Ci sono ancora troppe ombre e poche luci, ci sono troppe opacità, troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe inammissibili inerzie e finanche illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale". Parole che scatenano l'ira del sindaco Corrado Cuccurullo, che ha annunciato immediate dimissioni: "Le parole del procuratore Fragliasso non colpiscono solo il sindaco, ma l'intera comunità. Parole gravi e profondamente ingiuste". La lotta alla camorra, dunque, è ancora lunga. E questo in tanti oggi lo hanno detto. In primis Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il giovane cronista del quotidiano Il Mattino che proprio il clan Gionta, che a Palazzo Fienga aveva la base, diede l'ordine di uccidere. "Oggi anche per Giancarlo è una piccola rivincita, attraverso i miei occhi vorrei che lo vedesse - dice Paolo - Va giù un simbolo ma non la camorra e la lotta deve essere ancora più importante".











