Iniziata la demolizione di Palazzo Fienga, quartier generale del clan Gionta per quasi cinquant’anni, nel cuore di Torre Annunziata. L’evento era atteso da tempo e rappresenta un atto simbolico di riconsegna alla legalità di quello che fu il simbolo della criminalità organizzata del Vesuviano. Al suo posto, sorgeranno una piazza e un parco a verde, luoghi aperti a tutti i cittadini. Alla demolizione della prima pietra hanno partecipato i ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, il sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo, il sindaco della Città metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi e il prefetto di Napoli Michele di Bari.
Si è parlato di una giornata di riscatto e di liberazione, ma il cammino da fare per la città è ancora lungo e difficile, perchè profondo è il declino non solo etico ed economico, ma anche sociale in cui versa Torre Annunziata sebbene dotata di un patrimonio ambientale e archeologico di grande bellezza e valore.
Dall’effetto dirompente le parole del procuratore di Torre Annunziata. «Un momento importante. Ma non basta. È solo un primo passo _ dice il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso _ Dopo il commissariamento del Comune mi sarei aspettato uno scatto in avanti della città e in primis dell’amministrazione comunale. Io sto ancora aspettando. Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale che costituiscono l’humus nel quale prospera la criminalità». Dopo poche ore il sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo ha presentato le dimissioni, definendo “ingiuste” le parole del procuratore Fragliasso.











