Pubblicato il: 05/06/2026 – 15:42

CATANZARO «Ci sono vicende sulle quali è difficile scrivere o parlare senza rischiare di cadere nella retorica. La tragedia di Amendolara è una di queste. Quando quattro giovani uomini perdono la vita in circostanze che riportano alla luce il tema dello sfruttamento, del lavoro senza diritti e della vulnerabilità di chi vive ai margini, ogni parola sembra insufficiente. Eppure il silenzio sarebbe ancora più grave. Quanto accaduto chiama in causa la coscienza di tutti noi e impone una presa di posizione netta». Lo afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente e vicepresidente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa. «Dietro questa tragedia non ci sono soltanto quattro vittime. Ci sono quattro percorsi di vita spezzati. Quattro giovani che avevano lasciato il proprio Paese inseguendo una possibilità, una prospettiva, una speranza. Persone che avevano affrontato viaggi difficili affidando il proprio futuro a una terra che avrebbe dovuto offrire lavoro e dignità. La loro morte ci obbliga a guardare oltre il singolo episodio e a interrogarci sul contesto in cui maturano vicende come questa, dove troppo spesso la fragilità delle persone diventa terreno fertile per sfruttamento, ricatto e illegalità». Per Bruno «parliamo di caporalato, lavoro nero, condizioni disumane e diritti negati. Cambiano i luoghi e le circostanze, ma resta immutata una realtà che vede uomini e donne costretti ad accettare condizioni che nessuna società civile dovrebbe tollerare. La questione non riguarda soltanto chi sfrutta, ma anche la capacità delle istituzioni, della politica, delle organizzazioni sociali e delle comunità di costruire anticorpi efficaci contro fenomeni che continuano a riprodursi. Riguarda il modello di sviluppo che vogliamo perseguire e l’idea stessa di dignità del lavoro che intendiamo difendere». «Per questo Amendolara non può essere archiviata come l’ennesima tragedia destinata a suscitare commozione per qualche giorno per poi scomparire dal dibattito pubblico. Ogni volta promettiamo che non dovrà accadere mai più, ma troppo spesso l’attenzione si spegne e tutto torna come prima. Non possiamo permettercelo. La Calabria ha il dovere di reagire non soltanto con il dolore, ma con la determinazione a fare piena luce su quanto accaduto e a contrastare ogni forma di sfruttamento. Servono indagini rigorose, controlli efficaci, strumenti di prevenzione, ma soprattutto una forte volontà politica e civile». «Oggi – conclude il consigliere Bruno – il pensiero va ai loro cari e al dolore che stanno vivendo. Ma il modo migliore per onorare la memoria di questi giovani non è limitarsi al cordoglio. È impegnarsi affinché tragedie come questa non trovino più terreno fertile. Perché una comunità si misura anche dalla capacità di proteggere i più deboli. E quando questo non accade, nessuno può sentirsi davvero estraneo o assolto».