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"Di fronte alla barbarie di Amendolara, nella quale quattro lavoratori agricoli hanno perso la vita e un quinto è sopravvissuto alle violenze subite, non bastano il cordoglio, lo sgomento o l’ennesima dichiarazione di indignazione. Esiste un tempo per il lutto. Ed esiste un tempo per le domande": inizia così la lettera di Don Giacomo Panizza."L’Associazione Comunità Progetto Sud, ente operativo da 50anni in Calabria, sente il dovere di dire che quanto accaduto non può essere accettato, normalizzato o archiviato come un semplice fatto di cronaca nera. La manifestazione nazionale promossa ad Amendolara rappresenta un passaggio importante. Ma non basta. Il bisogno di tutela dei diritti umani, di solidarietà sociale, di coesione territoriale e di contrasto allo sfruttamento significa fare giustizia e certamente individuare gli autori materiali dei fatti e accertarne le responsabilità. Ma sarebbe un errore fermarsi qui. Perché fare giustizia significa anche comprendere quali rapporti economici, sociali e lavorativi abbiano reso possibile tutto questo. Occorre capire chi reclutasse questi lavoratori, chi organizzava i loro trasporti e le loro giornate, quali condizioni abitative vivevano, quali imprese agricole impiegavano quella manodopera utilizzando il caporalato, quali filiere produttive ne beneficiavano, quali mercati erano destinatari di quei prodotti".










