La strage di Amendolara, che ha visto quattro lavoratori morire bruciati vivi, ha scatenato la dura reazione di Nicola Fratoianni. Il segretario di Avs denuncia come le vittime siano state trucidate per aver preteso diritti fondamentali, un contratto regolare e una retribuzione equa, in una parola, la loro dignità.
L’accusa di silenzio contro le istituzioni
Fratoianni punta il dito contro l’assenza di prese di posizione da parte dei vertici del governo, definendo inorridire il silenzio della Ministra del Lavoro e della Presidente del Consiglio. Il leader rossoverde si interroga sulle ragioni di tale mutismo, ipotizzando una discriminazione legata alla nazionalità delle vittime e chiedendosi se il governo pensi che la vicenda non ci riguardi perché i lavoratori non sono italiani. Secondo Fratoianni, questa strage interpella direttamente l’Italia, poiché i responsabili dello sfruttamento e della schiavitù sono spesso imprenditori italiani, attivi non solo in Calabria ma su tutto il territorio nazionale.
Oltre l’agricoltura: il sistema dello sfruttamento è ovunque
Il fenomeno del lavoro povero e senza diritti non si limita al settore agricolo. Fratoianni avverte che il sistema di sfruttamento è trasversale e permea settori cruciali come la logistica, il turismo, il food delivery, il settore tessile e l’edilizia. Si tratta di milioni di lavoratori che, pur sostenendo l’economia del Paese, vivono privi di qualsiasi tutela.













