Un migliaio di persone marcia ad Amendolara per i quattro braccianti arsi vivi in una stazione di servizio perché chiedevano di essere pagati. Un corteo contro lo sfruttamento, contro il caporalato, contro un omicidio brutale, gli abusi sul lavoro sulle spalle degli ultimi, i più umili, gli stranieri.
In testa al corteo organizzato dalla Cgil sfilano Elly Schlein, segretaria dem, il segretario del sindacato, Maurizio Landini, il leader di Avs, Nicola Fratoianni. Ci sono una delegazione del Movimento cinque stelle (Vittoria Baldino, Anna Laura Orrico, Pasquale Tridico e Dario Carotenuto) e i sindaci dell’Alto ionio cosentino con la fascia tricolore, Rifondazione comunista, cittadini e lavoratori.
Prima della partenza, Landini è voluto andare al distributore di benzina in cui c’è la stata la strage dei braccianti dentro al van nero, fermo, le porte chiuse dall’esterno dagli aguzzini, un accendino per aizzare le fiamme. Con Giovanni Minnini, segretario della Flai Cgil, Landini ha deposto due corone di fiori. Chilometro 395 della Strada statale jonica. Verrà intitolata alla memoria dei quattro braccianti morti: tre cittadini afgani e un pachistano, tutti giovani. Waseem Khan (29 anni), Amin Fazal Khogjani (28 anni), Safi Iayjad (27 anni), Ullah Ismat Qiemi (19 anni), questi i loro nomi.










