Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo sgomento per la tragedia consumatasi ad Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro lavoratori migranti – tre cittadini afghani e un cittadino pakistano – hanno trovato una morte atroce all’interno di un’autovettura incendiata presso un distributore di carburante.
Non limitarsi all’orrore delle immagini
Dice il Coordinamento: “Secondo quanto emerso dalle indagini, supportate dalle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza dell’area di servizio, le vittime sarebbero state deliberatamente intrappolate all’interno del veicolo. Le riprese mostrerebbero due individui intenti a bloccare dall’esterno le portiere dell’automobile mentre, attraverso il portellone posteriore, veniva introdotta una sostanza infiammabile che avrebbe provocato il rogo. Una dinamica che, se confermata in sede giudiziaria, evidenzierebbe una volontà omicida lucida e particolarmente efferata. A rendere ancora più drammatica la vicenda è la testimonianza dell’unico sopravvissuto, riuscito a salvarsi rompendo un finestrino e fuggendo tra le fiamme. Le sue dichiarazioni, riportate dagli organi di informazione, descrivono una condizione di estrema vulnerabilità economica e sociale: compensi non corrisposti, dipendenza dai datori di lavoro per il sostentamento quotidiano, rapporti caratterizzati da intimidazioni e da una sostanziale impossibilità di sottrarsi a situazioni di sfruttamento. Elementi che gli inquirenti stanno attentamente valutando nell’ambito delle indagini. Di fronte a una tragedia di tale portata, il rischio maggiore è limitarsi all’orrore suscitato dalle modalità dell’omicidio. Eppure i fatti di Amendolara impongono una riflessione più ampia. Le fiamme che hanno distrutto quattro vite non possono essere considerate soltanto il tragico epilogo di una vicenda criminale; esse illuminano, con brutale evidenza, le fragilità che ancora attraversano il mondo del lavoro, in particolare quando coinvolgono persone che vivono condizioni di marginalità, precarietà linguistica, economica e giuridica”.











