Pubblicato il: 05/06/2026 – 11:36
COSENZA «C’è una soglia oltre la quale lo sfruttamento, già di per sé inaccettabile, si trasforma in barbarie. Quella soglia è stata tragicamente varcata ad Amendolara dove quattro braccianti agricoli, tre afghani e un pakistano, sono stati arsi vivi dai loro caporali di origine pakistana nella loro auto». Lo afferma Federconsumatori Calabria Aps, dopo la strage di Amendolara che ha riacceso i riflettori sullo sfruttamento sul lavoro e sul caporalato. «I quattro braccianti avevano storie, Paesi lasciati alle loro spalle nei viaggi della speranza, famiglie. Avevano dei nomi: Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Safi Iayjad, 27 anni, tutti afghani, Waseem Khan, pakistano di 29 anni. Vivevano in un appartamento condiviso con altri lavoratori migranti. Altri due migranti sono sfuggiti all’eccidio ed ora posti in protezione dal sindacato di categoria della CGIL. Avevano lavorato per settimane cogliendo fragole tra la Sibaritide e la Piana del Metapontino. Prima completamente in nero, poi con contratti formalmente regolari. Ma il denaro non arrivava. Quando hanno insistito per ottenere ciò che spettava loro, la risposta è stata il tragico rogo di cui son rimasti vittime. Il solo sopravvissuto ha raccontato che i suoi compagni avevano chiesto più volte ai caporali di essere pagati per il lavoro svolto nei campi, senza mai ottenere nulla. Per questo sono morti».











