venerdì 5 giugno 20261' di lettura«Sono dovuti passare trent’anni e sei archiviazioni perché si arrivasse, solo oggi (ieri, ndr), a una verità che era da sempre sotto gli occhi di tutti: l’assoluta estraneità di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri alle accuse di coinvolgimento nelle Stragi di mafia del 1993. Una gogna politico-giudiziaria che è durata per decenni, gettando fango sulle persone e sul partito di Forza Italia».Lo dichiara l’onorevole Rita Dalla Chiesa, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, protagonista della lotta alle Brigate rosse e della criminalità, ucciso in un agguato mafioso a Palermo il 3 settembre 1982. «Una domanda è d’obbligo», ha detto la Dalla Chiesa, «la firma del decreto di archiviazione porta la data del 15 gennaio. Dalle aule dei tribunali filtrano migliaia di carte e dossier, ma questa decisione è rimasta gelosamente occultata per mesi.Perché? Si tratta di giustizia a scoppio ritardato? Cosa sarebbe cambiato per le sorti del referendum se la notizia fosse diventata pubblica prima? Rivolgo un pensiero affettuoso e un caldo abbraccio alle famiglie Berlusconi e Dell’Utri che hanno sofferto l’ingiustizia di questo ignobile accanimento politico-giudiziario», ha concluso l’azzurra. Dell’Utri, ieri, è rimasto in silenzio nella sua casa di Milano, sereno. In tanti l’hanno cercato. Sui social, invece, ha parlato Marta Fascina, ultima compagna di Silvio Berlusconi: «Trent’anni di persecuzione, fango e veleni. Ma l’invidia e l’odio oggi vengono sconfitti! Giustizia è fatta amore mio!!!».