HomeEsteriL’analisi: la crisi in Libano rafforza i miliziani. “Unifil in trappola tra due fuochi”Trombetta (Limes): “Tel Aviv consolida la propria presenza nel Paese dei Cedri, missione Onu inerme. Il regime di Teheran esce rinvigorito dalle tensioni, la vera partita è l’egemonia regionale”Teheran, un uomo mostra il ritratto di Mojtaba Khamenei durante una manifestazioneRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 5 giugno 2026 – Un Medio Oriente in fiamme, con la prospettiva di rimanerci a lungo. Lorenzo Trombetta (foto sotto), analista di Ansa e Limes e in libreria con il volume Damasco (Paesi Edizioni), fa il punto della situazione sul fronte libanese e su quello iraniano, senza dimenticare Gaza.
Trombetta, partiamo dal Libano. Come legge la situazione?
“La proiezione israeliana in Libano si sta consolidando. Gli ultimi ordini di sfollamento indicano un’estensione dell’area controllata da Israele ben oltre il Litani. Rimane una forte asimmetria: a Israele non viene imposto alcun ritiro, mentre si pone come condizione prioritaria il disarmo di Hezbollah e il suo spostamento verso nord, anche se queste restano condizioni indefinite e rinviate a data da destinarsi. Molto dipenderà probabilmente dalle future scadenze elettorali israeliane e statunitensi. Un altro nodo riguarda l’esercito libanese, che sulla carta dovrebbe svolgere un ruolo centrale ma che, nei fatti, non sembra disporre, al netto di qualche manovra al sud nelle ultime ore, né degli strumenti né della volontà politica per imporsi. L’impressione è che l’accordo favorisca Stati Uniti, Israele ed Hezbollah: gli Usa perché mantengono aperto il canale negoziale con l’Iran, Israele perché legittima la propria presenza sul terreno, Hezbollah perché gli consente di svolgere un ruolo politico decisivo in Libano”.














